La maledizione delle aquile

Translated by: Надежда Бонева

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Un giorno d’estate molti anni fa decisi di scappare dell’afa della città e andarmene nel fresco’del mio paese di montagna.

Dopo pranzo sono salito sulla collinetta, ho girato un po’ nel bosco di faggi cercando funghi e poi ho preso la stradina che porta al paese.

Il sentiero serpeggiava in discesa fiancheggiato di faggi, querce, carpine. I cespugli cominciavano ad ingiallire. Sentivo il profumo inebriante del timo. Era una giornata d’agosto calda e serena.

Decisi di deviare verso il bosco di fronte perché avevo sete e camminavo a casaccio fuori dal sentiero. Improvvisamente uno spiazzo ed un gregge di pecore ma intorno non si vedeva il pastore e nemmeno il cane. Le pecore tenevano la testa bassa soffrendo l’afa e aspettavano immobili la fine del caldo.

Un fischio. Guardo intorno e vedo un uomo anziano seduto all’ombra di una quercia che agitava la mano. Mi avvicinai e riconobbi lo zio Kalin che da pensionato aveva comprato alcune pecore e le pascolava da solo. Aveva fatto il forestale tutta la vita.

- Salve, Boris. Sei uscito per prendere un po’d’aria fresca? Dovevi venire quassù prima che arrivasse quest’afa – disse lui.

Si alzò e presse la mia mano.

- Salve, zio Kalin. Ma guarda?! Tu non invecchi mai? – risposi asciugandomi il sudore sulla fronte – Avevo sete e mi sono avviato verso il torrente sperando che non sia asciutto per la siccità.

- No, non è secco. Poco fa ho riempito la borraccia.

Zio Kalin tirò fuori dai cespugli di ginepro la borraccia porgendomela ed io bevvi avidamente un gran sorso d’acqua.

- Siediti, riposati e facciamo una bella chiacchierata.

Mi siedo sull’erba secca all’ombra della quercia e rivolgo lo sguardo al cielo.

- Cosa guardi? Anche i passeri si sono nascosti per l’afa! Una volta c’erano aquile che giravano in questo cielo – disse con voce bassa come se parlasse a se stesso.

- Ora le aquile ci sono soltanto negli zoo-aggiunsi io guardando l’alta cima del monte che sembrava minacciarmi.

- Ti racconto una storia che forse hai già sentito. Chissà..

Zio Kalin aggrottò le ciglia, si tolse il cappello e cominciò a raccontare piano piano la storia.

- Una volta, raccontavano i vecchi, sopra la Pietra Piatta, là dove finisce il prato e comincia il bosco, c’era una grossa quercia, e si vedeva da lontano. Con i suoi rami somigliava ad un gigante che toccava il cielo. Niente poteva piegarla, né i venti, né le tempeste e neppure la neve pesante.

Una coppia di aquile aveva fatto il nido sulla cima della quercia: Ogni primavera aggiustavano il nido e ci allevavano i loro piccoli.

Nessuno ricorda quante generazioni di aquile sono cresciute in quel nido.

Intorno alla quercia passava l’antica strada romana che potava alla città ed i pastori, i viandanti quando passavano, si toglievano il cappello, s’inchinavano e modestamente si facevano il segno della croce. Poi guardavo a lungo la quercia

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